IL MALATO IMMAGINARIO

27 ottobre ore 18,00 (prova aperta)
28 e 29 ottobre ore 20,30 

ORMA FLUENS
(CENTRO DIURNO DI VILLA LAIS D.S.M. – AUSL RMC)

presentano

WISH TEATRO
in 

IL MALATO IMMAGINARIO 
da Moliere

Attori
Patrizia Esposito, Luigi Ciciarelli, Maurizio Borrini, Claudia Caratelli,  Andrea Buldrin, Massimo Carletti, Massimo ficulle, Alessandra Celi, Giulio Cozzarizza, Valentina Anastasio, Danae Morandi, Silvia Mangone, Gianluca Ferraro, Massimiliano Spano 

Staff
Michele Cavallo, Tania Di Pietro, Riccardo Brunetti, Raffaele Settembre, Noemi Pittaluga, Laura Ianata, Andrea Socrate Falcone, Veronica Iozzi, Barbuti Cristina 

ingresso libero

info: 06.7808168 – 06.7824266
cd.villalais@aslrmc.it 

 

nuovo laboratorio teatrale

iscrizioni entro il 18 ottobre 2008

– CON QUESTO LABORATORIO INTENDIAMO ESPLORARE E METTERE E PUNTUALIZZARE I PRINCIPI DI BASE DELL’ALLENAMENTO DELL’ATTORE E DELLA MESSA IN SCENA.
– INTENDIAMO INOLTRE CONOSCERE DEI NUOVI GIOVANI ATTORI CHE SIANO INTERESSATI AD INTRAPRENDERE UN PERCORSO FORMATIVO E PROFESSIONALE PRESSO LA NOSTRA COMPAGNIA. COME STRUTTURA FORMATIVA INFATTI CI PROPONIAMO DI OFFRIRE AGLI ATTORI ED ASPIRANTI ATTORI L’OPPORTUNITA’ DI FORMARSI CONTINUATIVAMENTE, SIA PRESSO IL TEATRO FURIO CAMILLO CHE IN ALTRE STRUTTURE DI NOSTRA FIDUCIA.

TRE SORELLE di Cechov, regia P. Zuccari

ATTENZIONE !!!! PER PROBLEMI CON TISCALI/TELECOM IL NUMERO DEL BOTTEGHINO E’ DIVENTATO IL SEGUENTE 06.97616026


Tre Sorelle
di
Anton Cechov
 Un progetto di Paolo Zuccari, Paolo Giovannucci, Daniele Natali

dall’8 al 19  Ott. Teatro Furio Camillo tutte le sere ore 21.00 – domenica ore 18.00
intero € 14,00 (tessera inclusa) – ridotto € 10,00 (tessera inclusa) –
abitanti Municipio IX € 5,00 (tessera inclusa)

 

Tre sorelle

di
Anton Cechov
 
Regia
Paolo Zuccari
 
Scene
Alessandro Vannucci
 
Abiti di scena
Stefania Barilli Benelli
Con
Magali Alemps
Daniele Amendola
Michele Bevilacqua
Maria D’Arienzo
Chiara Degani
Luigi Di Pietro
Paolo Giovannucci
Daniele Natali
Daniele Paoloni
Aurora Perez
Simone Spinazzè
Elodie Treccani
 
Assistenti alla regia
Daniele Muratore
Alice Ferranti
 
Coaching
Federico D’Anna
 
Si ringrazia l’Actor Center e Michael Margotta





NOTE DI REGIA

Il luogo di questa storia è una cittadina della provincia russa dove non accade nulla, se non il diradato succedersi di brigate militari.

Militari da molto tempo ormai non impegnati più in nessuna guerra e unici portatori di cultura in un mondo forzatamente immobilizzato, ma allo stesso tempo profondamente inquieto nella bramosia di un cambiamento.

Anno 1900. Uno di quei momenti della storia in cui l’accettazione fatale del presente si nutre del nichilismo relativistico, della rabbia, dell’autodenuncia inerte, e le energie si diramano in direzioni inutili o si rigirano su se stesse, incerte su dove andare e cosa fare. Possiamo dire, al di là di tutte le novità tecnologiche, un mondo non così dissimile dal nostro. Di lì a poco, anche se i militari salottieri che dissertavano sul futuro ne percepivano forse appena il rumore, quel mondo sarebbe esploso nella rivoluzione più importante del secolo. Oggi non saprei che rivoluzione potrà mai avvenire, ma sicuramente, e a prescindere da questo, i nostri figli o nipoti, ma forse anche noi stessi tra non molto tempo, potremmo domandarci: perché  accettammo quel nostro presente indecoroso, quella nostra inerzia fatalista e compromettente? Comunque quello fu lo scenario, riverberante come un’eco, nel vuoto del quale si svilupparono le vicende comuni e “mortalissime” narrate dal dottor Cechov in “Tre sorelle”.

Anton Cechov come già forse molti sapranno era prima di tutto un dottore e il suo miracolo fu quello di riuscire a raccontare storie qualunque di persone qualunque, che lui stesso aveva realmente conosciuto, inserendole però in un tessuto realistico  di accadimenti quotidiani ma sempre emotivi, che nella semplice successione musicale “lo-fi”, si trasformano imprevedibilmente in poesia. Gli umani sbattono come insetti impazziti in un’ampolla di vetro a cercare un loro spazio vitale. E fuori da quel vetro gli occhi scientifici e curiosi del dottor Cechov scrutano i movimenti del vivere, non soppresso o spento, ma sradicato dai suoi binari, quasi impazzito nel rincorrere la propria coda o deragliante verso mete disperate. Il loro stesso muoversi fisico disegna una radiografia dell’uomo inerte. Che non è appunto fermo, dal momento che l’uomo in quanto animale non può mai esserlo, ma dentro un movimento tragicamente inutile. Non sarà un caso se già nel 1901, alla prima edizione dell’opera, Stanislavsky e Dancenko che curarono la regia dell’opera, dovettero individuare 1600 e più azioni per raccontare quell’uomo. Come se il suo muoversi, più del suo parlare, potesse restituirci meglio i suoi percorsi interni. Vite raccontabili solo grazie al loro dipanarsi fisico.

Tre sorelle senza più padre né madre, da 11 anni sradicate dalla loro Mosca nella speranza e nel sogno di tornarci, si dibattano nel vetro di quest’ampolla e ridono, piangono, dormono, s’innamorano, cantano, e si interrogano sul senso ultimo della vita. Quei personaggi non sono quegli automi che un immaginario comune ci suggerirebbe, anzi, bramano come pochi altri la vita, la urlano, la fantasticano, pur sapendo tragicamente che essa è altrove. Si sogna, si spera, si fantastica su un futuro possibile, ci si tradisce così come si muore al duello per una ragazza disperata. Si passa il tempo a leggere un giornale, o a studiare inutilmente; si citano operette francesi, o s’intona il Puskin messo in musica da Glinka o da Tchaikovsky. Ogni cosa è musica, sonora e visiva. Quello che innerva tutta l’opera è proprio quella musica, suonata inconsapevolmente, e coreografata naturalmente.  Il nostro punto di vista è stato: ma quale “musica” ascoltavano il dottore e i suoi contemporanei nel 1900? Quali erano la loro matrice linguistica, il loro codice comunicativo primario,  la loro esperienza delle variazioni del tempo? Noi, nel 2008, che musica ascoltiamo? E che musica ascolta il nostro pubblico? E’ un codice primario da condividere, così come loro lo condivisero. Nulla più della musica, del resto, ci fa capire come e quanto si siano evoluti i nostri parametri percettivi del reale.  Ed è per questo che il nostro Tre sorelle sarà un Tre sorelle dal timbro musicale contemporaneo. Quello stesso recepito e condiviso col pubblico nelle esperienze sonore di tutti i giorni. Ed è la musica che, per l’universalità di linguaggio che già in sé suppone, diviene  “ponte” di un messaggio esistenziale e teatrale, superando ogni confine sociologico e di pensiero, e fulminante nel raggiungerci allo stomaco, nel riso o nel pianto.