Trasform’Azioni e Teatro Furio Camillo
presentano29-30-31 maggio ore 21.00
PROGETTO ELIOGABALO
a cura di Maria Pia D’Orazi Con il supporto del Performing Arts JAPAN program della Japan Foundation Residenza coreografica di AKIRA KASAI per il GRUPPO ELIOGABALO (Lios e NON Company) “L’ANARCHICO INCORONATO – SECONDO STuDIO SU ARTAUD” Coreografia e regia Akira Kasai Assistente alla regia Hisako Kasai, Maria Pia D’Orazi Danzatori AKIRA KASAI, Flavio Arcangeli, Alessandra Cristiani, Maddalena Gana, Samantha Marenzi Alessandro Pintus, Marie-Thérèse Sitzia____________________________________________________________________________________
2 GIUGNO ore 21.00
“KOIUTA”
(“Canzone d’amore”)
di Akira Kasai e Reiji Kasai Coreografia e danza Akira Kasai e Reiji Kasai Assistente alla regia Hisako Kasai Voce Masato Iizuka __________________________________________________________________________________Akira Kasai (1943) danzatore, coreografo e regista giapponese, studi di euritmia alla scuola tedesca di Rudolf Steiner e un esordio da protagonista nel movimento butō assieme a Tatsumi Hijikata (1928-1986) e Kazuo Ōno (1906), è tornato in Italia per una residenza coreografica al Teatro Furio Camillo di Roma, sviluppata attorno a un’idea di Maria Pia D’Orazi, giornalista e studiosa specializzata sulla danza butō, destinata al Gruppo Eliogabalo (che riunisce membri di due diverse compagnie: Liòs e NON-Company). Secondo di Tre studi su Artaud, lo spettacolo “L’anarchico incoronato” sarà in scena al Teatro Furio Camillo di Roma il 29, 30 e 31maggio; mentre il 2 giugno Kasai presenta in prima assoluta per l’Italia uno spettacolo di euritmia, intitolato “Koiuta” (“Canzone d’amore”), assieme a Reiji Kasai (membrodell’Akira Kasai Company) sempre al Teatro Furio Camillo. Nel 1971 Kasai ha fondato una sua scuola di danza butō e studi esoterici che ha chiama Tenshi-kan (La casa degli angeli) e che è diventata, dal 1991, una scuola di formazione in Euritmia con corsi quadriennali. Infatti, tre anni dopo aver ricevuto il premio dell’Associazione dei critici di danza del Giappone (Dance Critics Association Award, 1976), Kasai ha lasciato il suo Paese per studiare Euritmia alla scuola tedesca di Rudolf Steiner (dove si è diplomato nel 1983). Dal suo ritorno nel 1985, si è esibito occasionalmente per brevi apparizioni e celebrazioni. E’ tornato in scena, dopo 14 anni di assenza, nel 1994 con lo spettacolo “Seraphita”. Da allora continua ad esibirsi in tutto il mondo. Il Progetto Eliogabalo, corona un percorso di studio e ricerca sul butō e ribadisce un legame culturale nel tentativo di favorire un nuovo inizio. Protagonista un Gruppo di sei danzatori (Flavio Arcangeli, Alessandra Cristiani, Maddalena Gana, Samantha Marenzi, Marie Thérèse Sitzia, Alessandro Pintus) provenienti da due diverse compagnie (Liòs e NON-Company) – che devono la maggior parte della loro formazione al butō e che Kasai idealmente designa come eredi di un genere strettamente legato all’antica cultura romana e che forse proprio a Roma può rinascere in una forma nuova capace di attingere l’energia originaria e andare oltre la ripetizione formale di un vuoto stereotipo. Il punto di partenza è la figura mitologica di Eliogabalo che Kasai considera l’archetipo della sua danza e che ispirò il fondatore del butō, Tatsumi Hijikata, per il suo ultimo furioso assolo nonché manifesto culturale, La rivolta della carne (1968). Allora Hijikata s’ispirò all’Eliogabalo di Antonin Artaud (1896-1948) – Héliogabale ou l’anarchiste couronné , 1934 – per rilanciare una feroce polemica contro le istituzioni sociali. Artaud, a sua volta artista, poeta, attore, regista teatrale, surrealista e malato di mente, aveva sfogato in quella figura di imperatore bambino tutta la sua insofferenza per la civiltà europea, riaffermato la sua ricerca d’assoluto e la nostalgia di una religione barbara che consentisse ancora di mescolare sacro e sensuale; aveva rifiutato l’idea del corpo-organismo, sociale e individuale, che la scienza occidentale e la sua medicina da laboratorio hanno trasformato in “materia morta privata di mistero”. Kasai torna a quel testo per attingere alle energie primordiali che precedono ogni forma e ritrovare la consapevolezza di un corpo che possiede all’interno di sé una scintilla divina, innescando involontariamente una riflessione sul destino della civiltà europea, sull’ineludibile confronto con le civiltà non cristiane e il ruolo dell’islam. E’ così che il mito può diventare storia e parlare ancora al presente. Eliogabalo, sacerdote e depravato, ermafrodita per mano di un medico di Alessandria, è l’imperatore autoproclamato dio del sole a quattordici anni, sgozzato e gettato nelle latrine a diciotto dai suoi stessi soldati in un amalgama compatto di escrementi, seme, sangue e oro, dopo aver portato in parlamento le donne e arruolato i ministri in base alla lunghezza del loro membro. Eliogabalo è “autore della degradazione sistematica di un ordine”, quello di un mondo che ha perduto il senso dei principi, dove la decadenza dell’impero romano non è che la manifestazione storica di un’anarchia metafisica. L’obiettivo allora è una danza realizzata da una potenza di tale intensità da provocare un cambiamento di stato del corpo: ebollizione del sangue, aumento del battito, sudore, evaporazione. Sacrificio rituale e trasformazione: “Poiché il teatro non è quella pratica scenica in cui si sviluppa virtualmente e simbolicamente un mito, ma quel crogiolo di fuoco e carne vera in cui anatomicamente, per calpestio d’ossa, di membra e di sillabe, si rifanno i corpi, e si presenta fisicamente e al naturale l’atto mitico di rifare un corpo” (Artaud).
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