Laboratorio Proibito – scene di teatro censurato

Laboratorio Proibito – scene di teatro censurato

LABORATORIO PROIBITO/ SCENE DI TEATRO CENSURATO
Intensivo teatrale per chi osa scrivere e recitare comunque.
A cura di Federica Festa

Cosa non diciamo per paura di non essere accettati dagli altri? Cosa non rappresentiamo del nostro rimosso, dimenticato, impresentabile? Partendo dall’assunto che il più completo attore è colui che crea il proprio copione, il nostro intensivo vuole andare a fondo della questione censura. E da alcune risposte e nuove domande inizia il viaggio del teatro, siateci, umani e coraggiosi perché l’obiettivo è creare uno spettacolo senza censura. Più di 700 copioni, in un secolo di storia italiana, sono rimasti chiusi nel cassetto dei produttori e degli autori e non hanno raggiunto il pubblico in sala. Proibiti.
In questo laboratorio intensivo, toglieremo la polvere, daremo corpo a questi copioni vietati e ne scriveremo di nostri.

È ora che se ne parli,
che si scriva e si reciti senza autocensure
perché di censura il nostro paese più non muoia

Federica Festa è attrice e autrice del saggio Teatro Proibito. In scena i tabù di una Nazione, Editoria&Spettacolo

Teatro Furio Camillo
via Camilla 44 – Roma
13 e 14 – 20 e 21 gennaio 2018
sabato ore 10.00 – 18.00 – domenica ore 13.00 – 17.00
Costo 90€
Iscrizioni: info@teatrofuriocamillo.it – 0697616026
www.federicafesta.it

La censura teatrale nel passato

Libertà, tiranno, re, principe, ma anche barbaro, oppressi sono le parole tabù dei 342 copioni teatrali censurati – tra una guerra d’indipendenza e l’altra – dello stato sabaudo all’approssimarsi dell’Unità. Ma dal 1862 i Prefetti del Regno alzano il tiro vietando la messa in scena di 29 testi su 30 perché incentrati sulla figura di un eroe ormai scomodo, Giuseppe Garibaldi. Il governo fascista centralizzerà dal 1929 la funzione del controllo preventivo creando l’Ufficio della Censura Teatrale.

Fino al 1943 più di 13.000 copioni inventariati,conservati all’Archivio Centrale dello Stato di Roma, di cui circa il 9% censurati del tutto o in parte, accompagnati da lettere manoscritte, articoli di giornale, suggerimenti e correzioni del censore Leopoldo Zurlo, che si firma con la Zeta di Zorro, paladino solitario dell’ indottrinamento teatrale delle masse.Censura che taglia e a un tempo invita – in spirito e metodo del fai da te – all’autocensura: AldoFabrizi che fa satira sui disservizi dei trasporti pubblici; il Pirandello di Cecè che cita un Ministro; La Cortigiana dell’Aretino troppo volgare; il giovane Fellini. Questi alcuni nomi che emergono tra più di 630 testi teatrali e radiofonici respinti durante il periodo fascista. Pagine di teatro negato per cesellare, e proteggere, limiti e pudori del regime. Vietato imitare il Duce, parlare di borsa nera e sfollati, ammettere l’esistenza dei russi, dare voce ad un antieroe che sogna il suicidio, e inneggiare allo sciopero. E tanto più vietato usare il Lei, che in un’opera di Giacomo Leopardi il Lei viene sostituito dal Voi.

Ma non finisce qui. Dal 1945 al 1962 sono più di ventimila i copioni che chiedono l’autorizzazione, ma non tutti la ottengono. Il timbro RESPINTO del periodo fascista si trasforma nel timbro NON APPROVATO, anche se l’Ispettorato per il Teatro preferisce tagliare alcune battute che possano offende la morale, il costume, la religione e gli organi istituzionali, piuttosto che operare la censura integrale, che genera scomodi dibattiti giornalistici.

Fino al 1962 tra le maglie del Dipartimento Revisione Teatrale passeranno molti autori, illustri e anche meno noti. Sarà negata la scena – con grande scandalo sulla stampa dell’epoca – a La Mandragola di Machiavelli perché offende il clero; a La governante troppo omosessuale di Brancati, a I fucili di madre Carrar, donnatroppo antifranchista e disperata, di Brecht, e ai sensuali approcci del Girotondo di Schnitzler.

Il censore della Repubblica suggerisce di eliminare le battute che offendono la morale e la religione nelle traduzioni di alcune opere di Beckett, Buchner, Feydeau, Ibsen, Ford, Miller, Sartre, Shaw.

Parlano meno anche le Donne al parlamento di Aristofane, e freni subiscono anche le penne celebri di momentanei drammaturghi come Montanelli, Moravia, Flaiano.

Tante sforbiciate arrivano anche alle scene comiche della Rivista, che contengono doppi sensi o sono sentimentalmente azzardate. Cancellate a penna rossa le parole ruffiano, culo, mutandine, andare a letto insieme, usate dai maestri della rivista e della comicità: Galdieri, Tognazzi, Cecchelin, Fiorentini, Amurri, Garinei & Giovannini, Dario Fo.

Infine nel 1962 la nuova legge del governo Fanfani abolisce la censura preventiva e dichiara di voler eliminare “ogni criterio di carattere politico nell’attività di censura”.

La storia della censura teatrale è la storia di una rimozione culturale.
La storia quindi di una cultura repressa. 

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